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 Amplificatore per strumenti musicali Valvole Transistor Ibridi  
    
 

Amplificatore comboL'amplificatore per chitarra, basso, organo, sintetizzatore etc. si può trovare sul mercato in due tipi fondamentali, a seconda della tecnica costruttiva impiegata: a valvole, praticamente immutato da una ventina d'anni a questa parte, e a transistor e circuiti integrati. tecnologicamente avanzati e ricchi di sonorità diverse, grazie ad accorgimenti sofisticati e ad effetti speciali.

Accade che gran parte dei musicisti ( leggi i chitarristi ) sono rimasti "legati" al suono delle valvole degli anni cinquanta, vuoi per nostalgia delle vecchie sonorità, vuoi per l'ostinata incredulità nei confronti dei transistor, "che mai suoneranno come le valvole !" dicono... mentre gli ampli a transistor delle ultime generazioni sono muniti di circuiti di correzione adatti ad imitare il suono delle valvole.

Per questa ragione taluni costruttori sono ricorsi ad un espediente tecnologico ibrido, che combina il preamplificatore a transistor ed il circuito di potenza a valvole.

  
    
 
  
 
  
 

Esaminiamo pregi e difetti dei tre tipi.

ValvoleL'ampli a valvole presenta una sonorità caratteristica particolarmente gradevole, dovuta a distorsioni naturali (distorsione per armoniche pari), ma per contro offre una capacità limitata dei circuiti di correzione dei toni, un'attitudine particolare a produrre ronzii e rumori parassiti (funzionando ad alta impedenza), una usura delle valvole che vanno sostituite se esaurite ed il difetto-pregio di produrre il feedback controllabile.

L'ampli a transistor possiede sonorità più chiare, più fedeli, più presenti ed aggressive. Qui è possibile trovare incorporati equalizzatori, effetti speciali ed esiste una maggiore efficacia dei circuiti di correzione dei toni. Funziona inoltre a bassa impedenza, per la qual ragione e assai meno esposto ai rumori parassiti; peraltro i transistor non sono soggetti ad usura.

L'amplificatore a tecnologia ibrida presenta il vantaggio di avere i circuiti dei toni più efficaci e dispositivi sofisticati sul preampli e di utilizzare il circuito finale a valvole, accorgimento atto ad eliminare i circuiti integrati che imitano il "suono
delle valvole" e, nello stesso tempo a rassicurare il musicista "valvolista".

  
    
 
  
    
 

Amplificatore testata con cassaUna volta stabilito il tipo di ampli che fa per noi, cerchiamo di esaminare gli altri fattori che ne determinano la scelta. Decidiamo per prima cosa dove sarà impiegato: lo utilizzeremo sul palco o in sala d'incisione ? In casa o in sala prove ?

E chiaro che quando non è richiesta una potenza elevata, è inutile portarsi un "cassone" o, peggio, un "muro di cassoni": bisogna tener presente che la resa maggiore di un ampli è data quando si suona a 6-8/10 della potenza.

Quando leggiamo le caratteristiche tecniche, è sempre più giusto riferirsi ai watt R.M.S. che non a quelli "Peak to peak" o a quelli di potenza musicale.

La potenza R.M.S. è la misura dell'uscita continua massima che un amplificatore può portare ad un altoparlante, ad un livello di distorsione specifico (T.H.D. o distorsione armonica totale).

Quasi sempre i buoni amplificatori misurano una distorsione armonica totale minore dello 0,1%.

Tutto ciò sta a significare che leggendo le caratteristiche di due ampli diversi, non si deve giudicare il migliore quello che eroga più watt, senza leggere il resto: un ampli da 100 watt R.M.S. con 5% di T.H.D. su 2 ohm di impedenza è facilmente peggiore di uno da 85 watt R.M.S. su 8 ohm con 1% di T.M.D.

  
    
 

  
    
 

Per apprezzare le buone qualità di un ampli è giusto analizzare un certo numero di altri fattori, tutti misurabili ed importanti, ma è bene anche consigliarsi con chi ha esperienza in materia ed è dotato di un gusto "sicuro".

Il nostro amico orecchio, infine, può senz'altro aiutarci a capire quale, fra gli ampli compatibili con il nostro strumento, produce sonorità molto simili a quelle che abbiamo in... testa.

  
    
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